IL MOVIMENTO PREVIENE DISABILITÀ E ALLUNGA L’ASPETTATIVA DI VITA

IL MOVIMENTO PREVIENE DISABILITÀ E ALLUNGA L’ASPETTATIVA DI VITA

DA CHE COSA E’ CONTROLLATO IL MOVIMENTO ?

Dal sistema sensoriali che forniscono una rappresentazione interna del mondo esterno, estraggono informazioni dal mondo esterno per guidare i movimenti e trasformarlo in energia fisica in informazioni nervose.

Dal sistema motorio che  trasformano le informazioni nervose (sensitive) in energia fisica in forza contrattile. Ci permettono di mantenere l’equilibrio, la postura e di muovere gli arti, il tronco, gli occhi, ecc.

Forza di presa indebolita, difficoltà ad alzarsi da una sedia ed equilibrio instabile, in una parola scarsa capacità fisica. Ecco il segno che nella mezza età può pronosticare ridotte probabilità di sopravvivenza negli anni successivi, mentre il maggiore tempo trascorso a svolgere ogni giorno un’attività fisica leggera riduce il rischio di disabilità. Sono questi, in sintesi, i risultati di due studi pubblicati sul “British medical journal”.

Nel primo i ricercatori guidati da Rachel Cooper dello University college di Londra hanno usato i dati del Medical research council national survey of health and development per esaminare i rapporti tra forza di presa, velocità nell’alzarsi da una sedia e stabilità nell’equilibrio a 53 anni con la mortalità per tutte le cause fino ai 66. Dall’analisi, che ha coinvolto oltre 5.000 persone, emerge che i partecipanti con bassa capacità fisica a 53 anni tendevano ad avere tassi di mortalità per tutte le cause più elevati rispetto a quelli con prestazioni maggiori. «I risultati indicano che non solo gli anziani, ma anche le persone con scarsa capacità fisica nella mezza età sono un gruppo su cui concentrare prevenzione e terapia» conclude Cooper.

Nell’altro studio, invece, Rowland Chang e i colleghi dell’Università di California a San Francisco hanno preso in esame i benefici dell’attività fisica leggera ma costante nel ridurre i rischi di disabilità. Allo studio hanno preso parte 1.680 uomini e donne tra 49 e 83 anni a elevato rischio di sviluppare osteoartrosi del ginocchio, un importante fattore di invalidità. La disabilità è stata definita come la presenza di limitazioni nello svolgimento di attività quotidiane più o meno complesse come camminare, vestirsi, lavarsi, andare in bagno, prepararsi pasti caldi, fare la spesa, telefonare o prendere farmaci. L’esito primario era lo sviluppo di disabilità dopo due anni di follow-up, in cui i livelli di attività fisica sono stati monitorati con un accelerometro. «I risultati mostrano una relazione inversa tra attività fisica e disabilità» conclude Chang. E in un editoriale Elisabeth Badley, dell’Università di Toronto, afferma: «Questi studi indicano che l’attività fisica non influenza solo la disabilità ma anche l’aspettativa di vita. Ecco perché, specie dopo i primi cinquant’anni, è consigliabile uno stile di vita sano con adeguati livelli di esercizio»