POSTURA: EQUILIBRIO TRA CIELO E TERRA di Rita Valbonesi

POSTURA: EQUILIBRIO TRA CIELO E TERRA di Rita Valbonesi

Da sempre si studi e si analizza la postura, in questo articolo vorrei portare la vostra attenzione sul importanza di alcuni riflessi che mantengono e, continuamente, aggiustano il portamento o l’atteggiamento del corpo. Sin da neonati abbiamo delle reazioni di difesa e di protezione, definiti riflessi, e alcuni di questi si chiamano: reazione alla paura o di ‘’sussulto ‘’ e riflesso di moro.

Questi riflessi, primari o primitivi, sono la risposta riflessa innata dell’organismo e sono molto importanti per la garanzia di uno sviluppo regolare del sistema neuro cognitivo. Successivamente, subentrano i riflessi posturali, che ci permettono di coordinare al meglio le attività.

Quelli primitivi rimangono pronti ad intervenire al momento del bisogno, ovvero, quando l’elaborazione di una risposta della corteccia risulterebbe troppo lenta.

Moshe Feldenkrais ne suo libro ‘’ Body &Mature Behavoir’’ spiega molto bene come il nostro corpo reagisce ad uno stimolo pericoloso:

‘’ …La prima reazione ad uno stimolo spaventoso consiste in una violenta contrazione dei muscoli flessori, specialmente nella regione addominale, in un arresto della respirazione a cui presto segue tutta una serie di alterazioni vasomotorie come polso accelerato e sudorazione fino alla minzione e defecazione…se il pericolo è troppo vicino, la contrazione iniziale dei flessori permette all’animale di immobilizzarsi e di simulare la morte…’’

Quindi di fronte ad una situazione di difficoltà la prima reazione è una violenta contrazione dei muscoli flessori, coinvolgendo il diaframma e lo psoas in modo importante.

Questo meccanismo di difesa lo mettiamo in atto ogni giorno, più volte al giorno, per tutti gli stimoli che riteniamo, consciamente od inconsciamente, pericolosi.

Nella fase di preparazione alla ‘’reazione di fuga – lotta – immobilizzazione ‘’ tutto l’organismo è coinvolto.

C’è un rilascio di adrenalina, le pulsazioni accelerano e la reazione di difesa fa si che l’intero corpo si estenda attraverso i muscoli estensori in preparazione di un eventuale movimento dinamico.

La risposta potrebbe essere l’azione di fuga o di lotta. A questo punto il corpo si prepara alla risposta e attiva i muscoli estensori per poter fuggire dal pericolo o lottare per superare il problema. Se questa situazione si mantiene a lungo la persona potrebbe presentare grande tensione alle gambe per la reazione di fuga o alle spalle, per la reazione di lotta.

Quando la reazione di paura si mantiene a lungo con poco tempo di recupero, il corpo mantiene uno stato di tensione persistente. Aumenta il livello di tensione, aumenta lo stato di ansia che si irradia attraverso gli organi ed il sistema nervoso. In questa fase il corpo si trova in uno stato di tensione su tutti i gruppi muscolari riducendo tutte le possibilità di compenso.

Mantenendo tale situazione a lungo, il corpo si mostra molto rigido nel movimento e il respiro è corto e faticoso. Questo continuo stato di tensione, mantiene la catena flessoria in spasmo, in particolare il muscolo psoas. Le persone non hanno uno psoas ‘’debole’’ che necessita di essere rinforzato, ma molto spesso hanno uno psoas ‘’stremato’’ a causa del sistema nervoso affaticato. Uno psoas affaticato tenderà ad accorciarsi e andrà a modificare e a influenzare le respirazione, gli organi e il sistema nervoso. Lo psoas, in questo caso, non può essere controllato quando si mette intensione per una reazione di difesa.

È l’espressione diretta di ciò che una persona prova, senza alcuna difesa, nell’intero profondo dell’essere.  Therese Bertherat e Carol Bernstein ci spiegano nel loro libro ‘’ The Body has its reasons’’: ‘’ …Non si deve insegnare alle persone a respirare, ma a liberare il respiro. Quando un respiro è imperfetto è perché è bloccato ed  è bloccato per causa del accorciamento dei muscoli posteriori, pertanto, l’unico modo di trattare l’inadeguatezza del respiro è quello di rendere take muscoli elastici’’.

Il centro dell’addome è all’apice del nostro mantenimento del movimento ed dell’equilibrio. Tale centro di gravità è conosciuto in Giapponese col nome di Hara, che significa letteralmente pancia, ed è localizzato fisicamente al centro, leggermente sotto l’ombelico, nella stessa zona dove risiede lo psoas.

Dal libro di karlfried GrafVon Durkheim ‘’ Hara the vital center of man”:  ‘’ … Pertanto possiamo vedere, colme le persone offendono il rapporto armonioso che esiste tra il cielo e la terra, sia sforzandosi e allungandosi verso l’alto, sia accorciandosi verso il basso…in emtrambi i casi viene a mancare il coretto centro di gravità, quello che mette in connessione l’alto col basso. Quando esso è presente le energie che puntano verso il cielo e quelle che riaffermano la terra si incontrano in armonia. Ciò che c’è sopra è sostenuto da ciò che c’è sotto e ciò che è sotto ha una naturale tendenza verso l’alto.

La figura cresce verso l’alto da sotto come la chioma di un albero che si innalza da un tronco verticale, profondamente ancorato.

Pertanto, la postura corretta esprime il sì dell’uomo alla sua interezza bipolare, il suo posto tra il cielo e la terra. ‘’

Le proposte per migliorare la postura devono tenere conto, sempre, di questo stato di tensione continuo che si hai muscoli estensori e flessori causato, anche, dai riflessi già descritti. Per questo quando iniziamo un allenamento, nella prima fase sarà importante creare spazio attraverso proposte che portano la persona ad una percezione del corpo, alla ricerca dell’ascolto dei propri confini corporei e al modo di poter andare oltre questi confini.

Eseguire uno ‘’svolgimento fasciale attivo ‘’ che si può effettuare utilizzando il pavimento oppure, piccoli strumenti come le palline di spugna o il lavoro in coppia. Un esempio di sequenza utile per ritrovare lo spazio che tendiamo a “perdere” , ogni giorno durante le nostre attività, deve avere come obiettivo l’alliungamento della catena di flessione e di estensione. In un primo mento, va eseguita mantenendo le varie posizioni per una decina di secondi. Dopo avere lavorato su ogni singola posizione, si ripete la sequenza, in modo fluido e dinamico (senza fermarsi su ogni posizione).

Utilizzando le palline di spugna andiamo a detendere la catena di estensione applicandola a livello degli ischi, sempre ricercando un movimento di flessione ed estensione della tibio-tarsica. La pallina viene posizionata nel punto di incontro tra i muscoli ischioclurale (arto inferiore) e il legamento sacro tuberoso che mette in comunicazione i primi con i muscoli erettori della colonna.

Questo legamento avvolge anche il pavimento pelvico nel suo triangolo posteriore. Quindi questa proposta va a detendere sia la catena estensori sia il pavimento pelvico.

Il pavimento pelvico origina dal coccige così come la catena flessoria del tronco. Pertanto questa proposta va ad allungare la catena di estensione e la catena di flessione relativa al tronco.